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Chiese da Visitare a Matera

Cattedrale di Matera

La cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio , è il Luogo di culto Cattolico Principale di MateraChiesa Madre dell’arcidiocesi di Matera-Irsina. La Cattedrale fu costruita in stile Romanico Pugliese nel XIII secolo sullo sperone più alto della Civita che divide i due rioni dei Sassi , Barisano e Caveoso . Riaperta nel 2016 dopo 13 anni di restauro, la Cattedrale si erge sulla città dei Sassi dal colle della Civita medievale.

Esterno

A differenza dell’interno che nel tempo ha subìto diverse trasformazioni, l’esterno conserva quasi intatta la sua forma originaria. La facciata è dominata dal rosone a sedici raggi, sormontato dall’Arcangelo Michele e con due figure maschili ai lati ed un’altra in basso che funge da atlante.

Il rosone è affiancato da 4 colonnine, mentre dal frontone scendono altre 12 colonnine pensili, simboleggianti rispettivamente i 4 evangelisti ed i 12 Apostoli, sostenute da telamoni. Al centro della facciata vi è la porta maggiore, chiusa da un arco a tutto sesto con la statua della Madonna della Bruna nella lunetta. Ai lati della porta vi sono le statue dei santi Pietro e Paolo, mentre alle estremità della facciata quelle seicentesche in altorilievo dei santi Eustachio e Teopista.

Nella facciata destra, posta su piazza Duomo, vi sono altre due porte, delle quali la più caratteristica è quella posteriore, detta “Porta dei Leoni” per i due Leoni scolpiti nella pietra che la fiancheggiano accovacciati reggendo le colonne.

Nella lunetta sormontante l’altra porta, detta “porta di piazza”, è inserito un bassorilievo raffigurante Abramo, padre delle tre religioni monoteistiche, tutte presenti in città all’epoca della costruzione.

Sul lato posteriore sinistro vi è il campanile, coevo alla chiesa, alto 52 metri ed a quattro piani, di cui tre con bifore ed il quarto con monofore, sormontato da una piramide di epoca posteriore.

Interno

L’interno è a croce latina ed a tre navate, con quella centrale che si eleva sulle altre, che sono divise tra loro da arcate a tutto sesto sostenute da dieci colonne sormontate da capitelli in pietra; ha subìto notevoli trasformazioni a partire dal 1627 con l’aggiunta di stucchi e decorazioni, e nel 1776 i rivestimenti di cornici e stucchi furono ricoperti di un velo di oro.

La navata centrale è illuminata da 10 finestre (cinque per fianco), con il soffitto a capriate ricoperto nel 1719 da un controsoffitto ligneo su cui nel XIX secolo furono inserite tre tele dipinte dal calabrese Battista Santoro.

Di rilievo è un affresco bizantino risalente al 1270 della Madonna della Bruna con il Bambino benedicente con due dita, attribuito a Rinaldo da Taranto e ubicato sull’altare della prima campata della navata sinistra detto “della Bruna”.

Il secondo altare della navata sinistra è dedicato a San Giovanni da Matera e vi è un sarcofago contenente le sue spoglie, mentre sul terzo altare, detto di Sant’Anna, vi è una tela di ottima fattura del 1633 opera del frate Francesco da Martina.

Dopo la cappella del Sacramento vi è la cappella rinascimentale dell’Annunziata realizzata da Giulio Persio, con volta a cassettoni e pareti a nicchie.

In fondo alla navata c’è la cappella dove è situato il Presepe in Pietra dura realizzato dagli scultori Altobello Persio e Sannazzaro di Alessano tra il 1530 e il 1534, una delle sue opere più imponenti, che richiama diversi elementi propri della città di Matera. Dello stesso Altobello Persio è anche un ricco dossale di altare in pietra con sculture, risalente al 1539, posto in fondo al transetto sinistro.

L’altare maggiore restaurato nel 1627 è sovrastato dalla grande pala eseguita da Fabrizio Santafede raffigurante la Vergine attorniata dai Santi.

Nell’abside si trova il pregevole coro ligneo in noce massiccio intagliato nel 1453 da Giovanni Tantino di Ariano Irpino, diviso in ben 60 stalli.

In alto, a destra del Presbiterio, si staglia l’organo a canne a trasmissione elettrica, costruito dai Fratelli Ruffatti, con 35 registri su due manuali e pedale.

Sulla prima porta della navata destra si trova una Madonna delle Grazie tra i santi Ilario e Giovanni da Matera, opera di Domizio Persio risalente al 1592, sulla porta dei leoni una tela di Carlo Rosa del 1652 raffigurante san Gaetano, sul terzo altare destro un crocifisso seicentesco in legno dipinto, e sull’ultimo altare un Polittico di Vito Antonio Conversi.

Infine a destra dell’ingresso principale vi è il Giudizio Finale, pregevole affresco risalente alla fine del XIII secolo emerso durante alcuni lavori di restauro, unico esempio superstite dell’originaria decorazione pittorica, eseguito da Rinaldo di Taranto.

Chiesa di San Pietro Caveoso

 La chiesa dei Santi Pietro e Paolo, popolarmente nota come chiesa di San Pietro Caveoso, è un luogo di culto cattolico di Matera, originariamente della fine del XIII secolo. La sua iniziale costruzione risale al 1218. L’edificio ha subito modifiche e ristrutturazioni nel corso dei secoli con la perdita di molte delle caratteristiche costruttive originali. Nel XVII secolo la chiesa venne ristrutturata totalmente con l’aggiunta dell’attuale facciata e la costruzione del campanile, mentre l’interno venne ingrandito con l’aggiunta di cappelle laterali e sostituendo l’originario soffitto ligneo a capriate con un tetto di tufo.

Nel 1706 la chiesa fu riconsacrata, come indicato su una lapide, e fu ancora modificata: fu aggiunta la cuspide sul campanile, l’interno fu rivestito con stucchi e decorazioni e fu posto un controsoffitto ligneo sotto il tetto in tufo.

Esterno

La barocca facciata a salienti presenta, nella parte inferiore, tre portali con semplice cornice sulla parte superiore.

Sopra ognuno di essi, si aprono altrettante nicchie semicircolare contenenti statue; esse raffigurano: la Madonna della Misericordia (sopra il portale centrale), San Paolo apostolo (sopra il portale di destra) e San Pietro Apostolo (sopra il portale di sinistra).

Le due nicchie laterali sono a loro volta sormontate da una finestra rettangolare ciascuna; quella centrale, invece, è affiancata da due monofore con arco a tutto sesto e sormontata da un rosone circolare.

Alla sinistra della facciata si erge il campanile, su tre ordini; tra il secondo e il terzo ordine, si trova un ballatoio con balaustra scolpita con motivi geometrici. Il campanile termina con una cuspide piramidale, alla base più stretta rispetto al campanile.

Interno

La navata centrale di tufo è nascosta dalla controsoffittatura di tavoloni in legno, ornati da pitture che rappresentano Cristo che affida il futuro della Chiesa a san PietroMadonna del Confalone e Conversione di San Paolo.

Nei medaglioni: San Giovanni da MateraSan Donato e gli angeli e, in corrispondenza dell’altare maggiore, Incoronazione della Vergine.

In origine erano presenti otto cappelle laterali, quattro a sinistra e quattro a destra. Queste ultime sono state distrutte per fare posto alla costruzione dell’oratorio e ed un arco di passaggio per l’accesso carrabile alle spalle dei rioni Malve-Casalnuovo lungo il ciglio superiore della Gravina di Matera.

La navata centrale termina con un altare settecentesco dominato da un polittico in legno datato intorno al 1540, opera di un anonimo pittore materano, raffigurante la Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo; sulla predella è raffigurata l’Ultima Cena; nella parte superiore la raffigurazione dell’Eterno.

Tra le quattro cappelle a sinistra, la prima è dedicata alla Vergine Addolorata, con volta a crociera e scarsissime tracce di affresco presumibilmente del XV secolo; ospita una tela seicentesca con la Pietà del pittore Alessandro Fracanzano.

Nella seconda cappella, sotto la copertura di stucchi settecenteschi, sono riapparsi, dopo i restauri, due gruppi di affreschi seicenteschi eseguiti da Martino Deghello.

La terza cappella è dedicata a sant’Antonio ed ospita un altare decorato da sei pannelli in tufo, a bassorilievo, datato 1531 ed eseguito probabilmente da Altobello Persio.

A destra ed a sinistra due dipinti seicenteschi raffiguranti una Madonna con Bambino e Sant’Antonio.

L’ultima cappella, dedicata attualmente al Sacro Cuore di Gesù, ospita il fonte battesimale del XIII secolo, decorato con bassorilievi, rivelati dai restauri che lo hanno liberato dallo strato di stucco aggiunto nel corso dei secoli.

Ci si conservano inoltre affreschi seicenteschi di santi, tra cui San Francesco e San Domenico, e parte di un bassorilievo ligneo probabilmente cinquecentesco che rappresenta Dio Padre benedicente

Chiesa di San Giovanni Battista

Esterno

La chiesa di San Giovanni Battista era considerata il gioiello architettonico di Matera durante il Medioevo per la raffinata composizione architettonica e la fine decorazione.

Attualmente non possiamo percepire interamente questo insieme perché l’aspetto attuale che ci presenta è in realtà la facciata laterale, in quanto quella principale è stata inglobata nel 1610  nella costruzione dell’ Ospedale (edificio accanto).

Anticamente conosciuto come Santa Maria La Nova fu destinato  alle nove monache penitenti di Accon portate a Matera dal Vescovo Andrea prima del 1193 dalla Palestina, ma era chiamato anche Santa Maria ai Foggiali dal nome latino “Fovea” cioè buca, di cui era ricca la zona per conservare le derrate alimentari come cereali e legumi.

E’ stata la prima costruzione Sacra a sorgere fuori le mura e fu completata nel 1233, ma durante la guerra d’Otranto (1480) fu abbandonato in quanto il luogo era ritenuto pericoloso per le monache, essendo isolato e fuori delle mura difensive della città.

Fu riaperto al culto soltanto nel 1695 da  Monsignor del Ryos con l’attuale nome, ma a seguito del lungo stato di abbandono, furono  necessarie drastiche modifiche strutturali.

Nonostante la sovrapposizione per motivi di consolidamento di una parete ad arcate addossata alla facciata, possiamo cogliere l’estrema eleganza della struttura in alcuni particolari: il portale, opera dei maestri scalpellini Michele Del Giudice e Marco Di Lauria al centro, finemente intagliato con volute vegetali e motivi di testine scolpite che richiama quello della cattedrale (porta dei leoni), e, in alto, al centro del timpano, il piccolo rosone circondato da colonnine pensili e pilastrini,  decorato da singolari sculture zoomorfe.

Sotto il rosone, statua in pietra policroma di San Giovanni Battista che reca in mano il Vangelo sul quale è poggiato un agnello (XVIII secolo).
L’esterno dell’abside (lato a destra osservando il portale), è la parte che ha subito meno modifiche strutturali; nel vertice del timpano ( parte superiore ) un angelo scolpito veglia sulla chiesa, mentre più in basso, al centro, il grande arco a tutto sesto è affiancato da mensole sormontate da elefanti.

Ancora più in basso, una finestra a edicola monofora illumina l’interno attraverso la vetrata colorata ed è  affiancata da colonnine con caratteristiche figure zoomorfe ; la lavorazione  intorno all’apertura richiama quella del portale romanico.

Interno

Entrando, possiamo percepire l’atmosfera medioevale originaria grazie all’abate Marcello Morelli che, nel 1926, ha rimosso gli stucchi settecenteschi dalla sobria pietra calcarea in cui sono realizzati gli interni,  riportando l’ambiente alla iniziale semplicità ed eleganza: la pianta è a croce latina e le tre navate sono  scandite da pilastri quadrilobati con semi colonne addossate ed hanno ognuno uno splendido capitello figurato con motivi antropomorfi, zoomorfi e vegetali diverso dagli altri con valenza fortemente simbolica e rappresentativa dello spirito e della religiosità medioevale e sorreggono grandi arcate trasversali che formano grandi volte a crociera. La prima cappella della navata sinistra accoglie l’affresco del XVI secolo “ Madonna delle Nove”. Sulla cimasa un gruppo scultoreo della bottega di Altobello Persio: l’Annunciazione e Dio Padre che reca in mano la sfera simbolo dell’umanità intera. La cappella successiva è dedicata ai santi medici Cosimo e Damiano, martiri cristiani qui rappresentati in due belle statue lignee con i caratteristici ricchi mantelli rosso e verde, che vengono portate in processione dai devoti l’ultima domenica di settembre.

Nella stessa cappella, sull’altare, tela della matà del 700 di Vito Antonio Conversi raffigurante la Vergine in gloria con i santi S. Antonio Abate, S. Domenico, S. Eligio, S. Cosma, S. Biagio e S. Vincenzo.

Proseguendo lungo la stessa navata, scultura seicentesca in legno policromo, molto espressiva e intensa, “Pietà” del 1888 dello scultore materano Pasquale Calabrese.

All’inizio di questa navata, c’è un particolare interessante: un graffito alla base di una colonnina posta lateralmente al grande pilastro, accanto al confessionale: “ DIE 29 DEC … INTERFECTUS COMES.”Ci ricorda l’uccisione del conte Tramontano nel 1514 (VEDI PUNTO PANORAMICO VICINO CATTEDRALE). La scultura del fonte battesimale è recente, eseguita da Ercole Raduzzi nel 1929; nella stessa navata, in una nicchia, trova posto la statua cinquecentesca in tufo di S.Giovanni, di scuola materana, una volta posta sull’altare maggiore, che è  pressocchè identica a quella posta sulla facciata nella nicchia sotto il piccolo rosone, che reca in mano il vangelo su cui è accovacciato un agnellino, simbolo per eccellenza di San Giovanni Battista.